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Nicotera,
edificata dai Locresi intorno al 521 a.C., sorgeva tra il fiume
Metauro (oggi Petrace) ed il porto di Ercole
(odierna Tropea). Era situata a nord di Medama (così chiamata dallo scrittore Strabone) o Medma
(così chiamata dallo storico latino Plinio).
Secondo lo storico Fausto Vincenzo Sorace
(1769-1831), la città era proprio l’emporion (porto) di questa colonia greca e rimase tale
anche in età romana adottandone, successivamente, anche il nome. Nel
389 a. C. , in seguito alla
distruzione di Messina ad opera di Dionisio I, tiranno di Siracusa, Medma raggiunse i 200.000 abitanti, solo 4.000
provenienti dalla distrutta città siciliana.
Minacciata dai Saraceni e dai Turchi, si alleò con Reggio,
Crotone, Locri ed Hipponion, l’odierna Vibo Valentia, per difendersi l’un l’altra. Ma, dopo vari secoli, nonostante
l’alleanza, Medma fu
ugualmente distrutta da Annibale ed il suo esercito; la popolazione
sopravvissuta fu decimata dalla peste.
Pochissime sono le notizie che ci sono pervenute di Medma
in età romana ma, in questo periodo
cambiò il nome che divenne “Nicotera”.
Secondo lo studioso Sorace il cambiamento del
nome avvenne per motivi religiosi in quanto il popolo Medameo
si convertì, grazie a S. Stefano Niceno,
vescovo di Reggio, alla religione cattolica. Ma, è forse più
reale la teoria che il nome le fu conferito da una
flotta romana la quale, dopo una vittoriosa battaglia avvenuta nelle acque
antistanti, sbarcò lasciando qui i suoi soldati. Trovatala vuota o
quasi di popolazione, le sostituirono il nome. Nicotera
vorrebbe significare, in un misto di greco e di latino, “Astro della
Vittoria”.
Nell’XI sec., la città venne rasa al
suolo dai Saraceni e gli abitanti si dispersero nelle montagne circostanti.
La ricostruzione della città odierna fu voluta
da Roberto il Guiscardo che, essendosi stabilito a Mileto,
cercava un porto che permettesse al suo esercito, impegnato in una guerra
contro gli Arabi in Sicilia, di raggiungere rapidamente l’isola.
Così, nel 1065, fece ricostruire la
città, più a nord della precedente posizione, la
fortificò e la ripopolò.
Per la costruzione di Nicotera furono seguiti gli
schemi delle tipiche città normanne: al centro la Cattedrale e il
Castello, da qui si diramano le varie stradine a formare cinque quartieri
circondati da mura. Agli angoli furono costruite quattro torri e per acceder alla città sette porte d’ingresso.
Esse erano così divise: Porta Grande, situata
tra Baglio e il Barbacane, era la
Porta più importante di Nicotera,
fu distrutta dal terremoto del 1783; Porta Prisca o da basso,
la più antica, forse del periodo normanno, situata nella piazza da
Basso (oggi del Popolo) era attraversata dai contadini che si recavano alle
loro campagne; Porta Palmentieri,
l’unica porta ancora visibile, ricordava l’ingresso
di S. Stefano Niceno e collegava la città
al porto; Porta Piccola, si accedeva ai mulini; Porta
di Joppolo, vicina alla Cattedrale,
attraverso una stradina si accedeva alla collina dei Calamaci;
Porta Santa Caterina, vicina al Convento dei Padri Celestini
e al Castello; Porta Foschea, che
ebbe varie denominazioni nel corso dei secoli: Olearia, Falsa,…
Nicotera subì, successivamente,
ulteriori distruzioni: nel 1074 sempre ad opera dei Saraceni; nel 1085
dalle truppe di Benevento. Fu saccheggiata e rasa al suolo nel 1122 e
ricostruita nel XIII secolo. In seguito fu soggetta a varie scorrerie dei
turchi (l’ultima delle quali nel 1625) e subì il disastroso
terremoto del 1783.
Con Federico II, Nicotera visse un periodo di
grande splendore tanto che il suo porto fu paragonato a quello di Amalfi e Brindisi. Qui si eseguiva la costruzione e
la riparazione della flotta imperiale. Tante erano le attività
economiche che si svolgevano all’interno della città che
Federico II fu costretto a chiamare, per gestirle, gli Ebrei, abili
economisti che si occuparono delle attività creditizie del luogo. Però, considerato che gli Ebrei non erano ben
visti dalla popolazione locale perché non cattolici e perché
gestivano le attività finanziarie del luogo, Federico II fece costruire,
proprio vicino alla Cattedrale, un luogo dove essi potevano vivere
liberamente, la Giudecca.
Successivamente, nel XIII secolo, Nicotera fu occupata dagli Angioini
i quali fortificarono le mura con la costruzione di due torri, “Lo Agnone” e “Sant’Antonio”,
erette per difendersi da eventuali attacchi di Saraceni e Turchi. La prima
torre era posta a sud-est e aveva lo scopo “di controllare i
movimenti che avvenivano nel sottostante porto e nelle strade
d’accesso provenienti da Reggio e dall’entroterra”; la
seconda, quella di “Sant’Antonio”,
a sud-ovest, era stata costruita per
sorvegliare “il mare e le colline vicine”. Ma,
nonostante questo, Nicotera subì
ugualmente un attacco Saraceno che la distrusse completamente nel 1638. Gli
Angioini lasciarono, così, Nicotera al governo dei Ruffo
di Catanzaro. Ricostruita dal principe Ruffo nel 1700, non raggiunse
più l’antico splendore di un tempo.
Nel XIX secolo, fu divisa in vari quartieri
ognuno dei quali era abitato da una classe sociale: “a sud-est il Borgo
abitato da “cavallai, asinai, mulattieri”; il Retoborgo abitato da agricoltori; tra sud
e sud-ovest i quartieri Palmentieri
e Santa Chiara abitati da marinai e agricoltori; al centro il
quartiere Giudecca, già menzionato, abitato da
pescivendoli e agricoltori; i quartieri Santa Chiara, Castello,
Porta Grande e Baglio abitati da artigiani e
“galantuomini”; il quartiere San Nicola, vicino
la fontana della Porta Grande, abitato dai “vetturali”.
Oggi Nicotera è un centro economico, di
cultura, di arte e di turismo grazie oltre alle
sue bellezze panoramiche, al suo centro storico, alle attività
agricole (agrumeti, uliveti, vigneti) ed ai suoi villaggi turistici.
Il comune di Nicotera
è situato a 27
km a sud-ovest da Vibo
Valentia, sul versante meridionale di Monte Poro a 212 m. sul livello del
mare. E’ una delle più belle, artistiche e suggestive
città della provincia di Vibo Valentia
ricca di storia e di arte. Ha una superficie di 32,77 km2 ed una
popolazione di 7.249 abitanti. Sorta sulle rovine di quella metropoli della
Magna Grecia che fu chiamata “MEDAMA”, fra il fiume Mesima e l’attuale Nicotera
Marina, fu saccheggiata numerose volte, subì anche le incursioni dei
Saraceni.
Nel centro della cittadina si innalza
l’antico e prezioso Castello che appartenne ai Normanni prima, agli Svevi e agli Angioini poi.
Particolarmente suggestivo e
magico è il centro storico risalente al XVII – XVIII secolo
che culmina, proprio, con il Castello dei Ruffo. All’interno
di questo, da visitare il Museo Civico archeologico e il Centro per lo
studio della civiltà contadina del Poro.
Nel Museo Civico sono conservati
pezzi archeologici dell'età paleolitica, neolitica, dell'età
del bronzo e del ferro e di epoca greca e romana.
Di particolare rilievo i reperti del villaggio neolitico di Sovereto. Sono altresì conservate alcune
maioliche locali databili intorno al XVI secolo.
Attiguo al Museo civico si trova il Centro per lo
studio e conservazione della civiltà contadina del Poro.
Questo centro è un museo del folklore con ben 400 reperti relativi alla civiltà contadina di valenza
etnografica: del lavoro contadino, della lavorazione del legno, del lino,
dell’argilla. Vi sono, anche, alcuni costumi tipici della zona.
A destra della Cattedrale ha sede il Museo
diocesano di arte sacra che in sette sale
accoglie varie collezioni provenienti dalla cattedrale e dalle altre chiese
della zona. Esso conserva lapidi marmoree databili dal XVII al XX secolo, frammenti di stipiti, colonne e
architravi, paramenti sacri dei secoli XVII e XVIII e una tela del XVI
secolo raffigurante S. Pietro, dipinta dal Neuroni. Vi è inoltre una
sezione etnografica con collezioni numismatiche e costumi tipici
calabresi.
L'Archivio storico Vescovile ha sede nel Palazzo del Seminario (XVII secolo).
Contiene 14.378 documenti relativi alla storia della Diocesi di Nicotera. La maggior parte del materiale conservato
consiste in documenti giuridici, religiosi e di storia locale a partire dal 1513. Pubblica "Archivio",
rivista a periodicità irregolare.
La Biblioteca comunale "Raffaele Corso" contiene 10.000 volumi. E’
stata istituita il 29 Ottobre del 1976 ed è dedicata al prof.
Raffaele Corso, illustre etnografo nicoterese.
E’ allocata in 5 locali. La superficie utilizzabile è di circa
135 mq. Il patrimonio librario è sistemato in circa 214 ml. di
scaffalatura metallica e ammonta (riviste comprese) a n. 6.589 volumi
inventariati, più di 1.672 provenienti dalla Biblioteca Pubblica
istituita dalla Pro-Loco. Esiste il registro inventario cronologico, il catalogo per autore mediante schede, e due
cataloghi speciali: quello degli scritti su Nicotera
ed opere nicoteresi, che si trovano in
Biblioteca, e quello per località calabresi.
L’attività predominante della Biblioteca
è quella dei prestiti dei libri per un periodo di 25 giorni e
ciò per una concomitanza di causa tra cui la mancanza di adeguate sale di lettura; la qual cosa comporta una
certa dispersione annuale di libri.
Per
conto della biblioteca sono state edite diverse pubblicazioni di archeologia e storia locale.
Ci sono due sezioni speciali: la sezione locale e
la sezione ragazzi.
La Biblioteca diocesana
è una biblioteca religiosa. E’
ospitata nel Palazzo del Seminario (XVII secolo) e contiene 10.000 volumi.
Ha due sezioni speciali: fondo antico e sezione
locale.
I
suddetti locali sono aperti al pubblico tutti i
giorni, festivi e prefestivi esclusi.
Di particolare interesse è la Cattedrale,
di origini medioevale, fu ricostruita, su progetto
del Sintes, dopo il terremoto del 1783 e
più volte restaurata in epoche successive.. Presenta una facciata a
tre ordini baroccheggianti e una torre
campanaria, a pianta quadrata di epoca settecentesca, sul cui portale si
trova uno stemma marmoreo del vescovo Franco (sec. XVII).
L’interno, che ha un impianto a croce latina con
due navate laterali, conserva importanti opere d’arte fra cui
bassorilievi sepolcrali del ‘500 e un altare
di marmo policromo settecentesco, un’opera a tutto tondo in marmo di
Antonello Gagini: la Vergine delle Grazie
(1400) e un Crocifisso ligneo di Angelo Laudano del 1593.
Altri importanti riferimenti culturali sono le zone
archeologiche in contrada La
Timpa e Badia, gli scavi in
località Comerconi, gli acquari
dell'antico acquedotto e la
Necropoli del Colle di San Faustino.
Bellissimi i resti di alcune delle
porte d’entrata della città, come Porta Palmentieri.
Oltre ad essere un centro turistico di notevole
importanza, l’economia di Nicotera attinge
le sue risorse dalla pesca, dalla pastorizia, dalla produzione di agrumi di qualità, di cereali, di vini
meritevoli per la loro forza e qualità come il vino rosso di Comerconi, noto per la sua robustezza e
gradazione. Questi vini si accostano perfettamente alla gastronomia locale
che mette in tavola piatti tipici come le minestre a base di legumi e
pasta: pasta e suriaca, pasta e ciciari, pasta e vroccula,
tutte con peperoncino rosso piccante e condite con olio di oliva, inoltre pesce fresco, formaggio pecorino, uva
e dolci caratteristici.
Riguardo alle carni, il maiale occupa un posto
d’onore nella cucina nicoterese e trova
gran considerazione la “frittula”,
cioè le cotenne e la “ndujia”, salame molto piccante, la
soppressata e il capicollo. Tra le carni bianche è importante
ricordare i galletti al forno con patate.
Tra i piatti di mare, tipici sono i “surici fritti”, “u pisci in salamorigghiu” che, arrostito sui carboni
ardenti, viene irrorato con un condimento di olio
di oliva, prezzemolo, origano e peperoncino piccante, il tonno alla
marinara, i gamberetti al sugo di pomodoro oppure fritti, la famosa “ninnata”
che si può fare in frittelle o in bagno maria
e per concludere le alici e le sarde.
Per quanto riguarda i dolci, il panorama nicoterese è vasto. I dolci sono strettamente
legati alle feste religiose.
A Natale si preparano “i
zippuli”, pasta lievitata, fritta
nell’olio d’oliva con dentro uva passa.
A Carnevale la “pignolata”,
dolce costituito da piccole palline di pasta dolce, fritte in olio di oliva ed unite tra di loro da miele.
A Pasqua i “taraji”
e i “nacatuli”.
Nel mese dei defunti, novembre, caratteristici sono
“i crucetti”, preparati con fichi
secchi ripieni di mandorle, noci e noccioline.
Feste: a Nicotera,
ogni anno, il quindici Agosto si festeggia la Madonna SS.
dell’Assunta. La festa è molto sentita dalla popolazione nicoterese. E’ un momento importante, in quanto
coincide con la tradizionale festa di ferragosto.
Altre feste importante sono quelle della Madonna del Rosario e di San
Francesco. Per queste due feste si allestiscono le fiere,
un tempo grandiose.
Ogni anno, l’otto Dicembre, a Nicotera Marina si svolge
la festa dell’Immacolata Concezione
patrona del paese. Alcuni paesani portano la statua sulle spalle per
le vie e i fedeli vanno dietro per osannarla.
Prima di entrare in spiaggia, i marinai prendono la statua per portarla in
mare. La serata si conclude con i fuochi
d’artificio e il “ciuccio”, attrazione tipica del paese.
Un altro momento religioso da segnalare è la
processione del Venerdì Santo, che, pur avendo perduto la
spettacolarità di un tempo, è sempre suggestiva,
perché si svolge di sera al lume delle fiaccole per le
caratteristiche vie del Borgo medievale o della Giudecca.
Fiere: dal 13 al 15 Agosto, il primo
venerdì e la prima domenica di Ottobre.
Manifestazioni: durante tutte le feste di
cui abbiamo parlato si svolgono interessantissime sagre: il 15 agosto a Nicotera la sagra paesana, basata su vari tipi di
piatti caserecci; la sagra del dolce, durante la quale si possono assaggiare vari dolci fatti in casa; a Preitoni si svolge la sagra del vino; a Comerconi quella dell’olio; a Badia, verso la
metà di Dicembre, per festeggiare san Nicola e santa Lucia è
tradizione che i giovani, in piazza, preparino le zeppole; infine, la sagra
del pesce a Nicotera Marina, durante la quale si
possono gustare delle ottime specialità marinare.
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